Non mi sono mai considerata un tipo da crociera e, anche dopo averne fatta una, non ho avuto la rivelazione della vita e non credo ne farò presto un’altra. Continuo a ritenere questa modalità di viaggio poco autentica, superficiale e non adatta a chi ama Viaggiare. Ma fidatevi se dico che, una crociera in Alaska ha perfettamente senso e offre qualcosa che poche altre crociere potranno. La crociera in Alaska è infatti nella top ten delle più spettacolari al mondo!

Perché scegliere di fare una crociera in Alaska

Ma quindi come ho fatto a rifinire su una tipica nave da crociera, con quasi duemila passeggeri, cibo a ogni ora e comodità di ogni genere?
In fase di organizzazione di un viaggio in Alaska, risulta presto chiaro che non tutto quello che si vorrebbe vedere è facilmente raggiungibile, inclusa un’area del paese che è senza dubbio tra le più belle e interessanti da visitare: la regione sud orientale. Qui si trovano alcune delle città e dei villaggi più belli, inclusa la capitale Juneau, ghiacciai da record, come il Mendenhall Glacier, e il Glacier Bay National Park, meraviglia della natura dichiarata sito UNESCO.
Questa striscia di terra, un susseguirsi di isolotti, fiordi e baie, si discosta quasi letteralmente dal resto dello stato, proseguendo quella che è la fascia costiera della British Columbia (Canada). Va da sé, che il territorio non permette la realizzazione di infrastrutture e che muoversi fra una città e l’altra non è cosa da poco. Qui parlo di come spostarsi in Alaska!

Le uniche due alternative che si hanno sono i traghetti / navi e i voli interni.
Come prima cosa, ho subito cercato di farmi un’idea di cosa implicasse un viaggio fai da te in Alaska sud orientale spostandosi continuamente in aereo, su aeroplani di minuscole dimensioni, oppure water taxi e traghetti. La risposta è che sarebbero servite più di due settimane soltanto per questa zona dell’Alaska e un budget pari, se non molto più alto, a quello necessario per una crociera. Per dare un’idea, un volo interno in Alaska costa almeno 200$ a tratta, e pernottare in località remote, dove l’offerta di strutture è limitata, costa almeno 100$ a notte. Il costo del pernottamento può essere annullato optando per il campeggio. In Alaska, coi dovuti permessi, è possibile piantare la tenda praticamente ovunque, a proprio rischio e pericolo e, aggiungerei, scomodità, dato che la regione sud orientale ha un clima pluviale. Per noi il campeggio selvaggio non era tra le opzioni, quindi dovevo trovare un modo per includere nel viaggio la regione sud orientale, rimanendo nel budget e rispettando alcune basilari linee guida di comfort.

La vista dal nostro balcone

La risposta è stata la crociera. Non preciso neanche la felicità di Carlo quando gliel’ho proposto. Due giorni dopo eravamo già in agenzia a dare la caparra. Ha detto che se viaggiare fosse sempre così piacerebbe anche lui…no comment.
Una crociera in Alaska, permette di spingersi in zone remote e pressoché inaccessibili in altra maniera. Un altro lato positivo è che si naviga sempre in acque tranquille, sfruttando il famoso Inside Passage, un canale marino naturale protetto, dove il mare è difficilmente agitato e la vista è sempre spettacolare. Sia io che Carlo soffriamo il mal di mare e in sette giorni non c’è mai stato bisogno di prendere la xamamina.
Infine, la nave viaggia quasi sempre lungo costa, anche a pochissimi metri di distanza. Questo dona la possibilità di avere sempre di fronte agli occhi foreste, montagne, ghiacciai, fiordi e tutta la bellissima vastità che definisce l’Alaska.
Dimenticate poi i classici tour guidati a terra che si svolgono in città d’arte come Firenze Pisa e Roma In Alaska si punta tutto sulla natura e sulla vita outdoor, quindi anche le esperienze proposte dalla nave sono molto selvagge e avventurose.

Quindi, ricapitolando, una crociera in Alaska ha più che senso per:
motivi economici: il prezzo di partenza è di circa 700€ per una settimana e generalmente le navi salpano da Vancouver o Seattle.
motivi di tempo: la formula “viaggiare di notte e scendere a terra sempre in posti diversi durante il giorno” ha obiettivamente grandi vantaggi. Questo è particolarmente vero per l’Alaska, dove le esperienze da fare non sono particolarmente variegate e i luoghi da vedere limitati, se proporzionati alla vastità del territorio. Questo ragionamento, a mio avviso, non è applicabile alle crociere europee, dove per ogni porto di attracco servirebbero dieci giorni. Continuo a credere che le crociere nel Mediterraneo non abbiano senso, almeno per me.
motivi di praticità: crociere come questa consentono di raggiungere facilmente luoghi altrimenti inaccessibili via terra, donando un punto di vista unico. La navigazione è interamente panoramica e la nave non prende mai il mare aperto.

Compagnie di navigazione e itinerari possibili

Le navi da crociera ad oggi la fanno da padrone lungo tutta la costa dell’Alaska e costituiscono per i turisti la prima scelta per un viaggio in Alaska.
Le compagnie leader di navigazione sono quelle conosciute da tutti: Princess Cruise, Viking, Carnival, Holland e Royal Caribbean. Gli itinerari vanno da 7 a 15 giorni, combinando diverse destinazioni in maniera variegata: le tappe principali sono generalmente Ketchikan, l’isola di Sitka (che noi non abbiamo fatto), Juneau, Skagway e Glacier Bay National Park. Quest’ultima è un po’ la punta di diamante di tutti gli itinerari.
Le crociere di una settimana più o meno si limitano a queste località mentre, se si opta per navigazioni più lunghe di 9/15 giorni, si prosegue anche su Anchorage, dove c’è la possibilità di fare escursioni in giornata al Denali, alcune continuano poi verso la penisola di Kenai facendo sosta a Seward o Homer; esistono anche formule più selvagge, dove le navi prolungano il viaggio fino alle isole Aleutine e all’isola di Kodiak. Addirittura esistono crociere che fanno Alaska + Hawaii. Che poi è la combinazione scelta anche da noi per l’intero nostro viaggio, ma in modalità fai-da-te e più lunga.
Meritevole di menzione anche la compagnia Hurtigruten, veterano della navigazione tra i ghiacci con crociere e spedizioni anche alle isole Svalbard, Norvegia e Antartide.
Queste crociere possono essere circolari oppure di sola andata. Noi abbiamo scelto una crociera di sola andata con partenza da Vancouver e arrivo ad Anchorage. Da qui abbiamo proseguito con un road trip di 11 giorni.

Per concludere, il costo di queste crociere parte da 700€ e può arrivare a diverse migliaia di euro, in base ai vari optional che si scelgono di aggiungere (durata, cabina, escursioni, pacchetto all inclusive ecc). La nostra nello specifico è costata 2500 € a testa, escluse le escursioni.

Voyage of the Glaciers: itinerario ed escursioni

Voyage of the Glaciers è il nome della crociera che abbiamo vissuto a bordo della Grand Princess. Il nome già prefigura la tematica principale del nostro itinerario: i ghiacciai.
La nostra crociera, come anticipato, è durata quasi otto giorni, con partenza da Vancouver e arrivo definitivo ad Anchorage. Non si è trattato quindi di un giro circolare.
Di seguito parlo brevemente delle varie tappe, con alcuni dettagli sull’itinerario e riferimenti ai luoghi di interesse ed escursioni per ogni porto di attracco.

  • Giorno 1: imbarco e partenza. Le operazioni di imbarco prendono almeno due ore. È stata una giornata interamente dedicata a questa procedura. Abbiamo soggiornato in un hotel a Vancouver, il Westin Bayshore, dove al mattino è venuta a prenderci la navetta per portarci alla nave. Già lì si capiva che abbassavamo l’età media dei passeggeri. In fase di imbarco viene fornito un medaglione magnetico personale che servirà durante tutta la settimana per effettuare qualsiasi genere di operazione a bordo, da un acquisto, al controllo uscita e rientro dei passeggeri. Alle 16.00 siamo salpati da Vancouver.
  • Giorno 2: abbiamo navigato tutto il giorno e tutta la notte, potendoci ambientare sulla nave e iniziando a goderci i comfort di questo genere di viaggio. Durante la settimana a bordo abbiamo alloggiato in una cabina su un ponte alto, con il balcone e dal lato della costa migliore. Navi come questa infatti hanno spesso un “lato migliore” e più panoramico rispetto all’altro. Per un’intera giornata abbiamo ammirato fiordi e foreste; uno spettacolo davvero di una bellezza mozzafiato.
  • Giorno 3: siamo arrivati a Ketchikan. Abbiamo avuto circa sette ore per esplorare questa città. L’offerta di escursioni è sempre molto varia ed è consigliabile prenotarle sempre quanto prima perché una volta bordo c’è il rischio che siano sold out quelle più interessanti. Io ho scelto una formula a metà tra il fai-da-te e l’escursione guidata. A Ketchikan ho prenotato una breve esperienza della durata di 1h da fare appena attraccati, il Lumberjack Show, al costo di 40€ a persona. Ketchikan poi è la città ideale dove approfondire sulla cultura dei nativi Tlingit, Tsimischian e Haida visitando uno dei numerosi siti culturali, come il Saxman Totem Park, il Totem Bight State Park e il Tongass Historical Museum Totem Heritage. Anche la storia stessa della città, risalente all’800, è molto ben valorizzata, con numerosi edifici antichi visitabili, negozi di prodotti locali e viuzze caratteristiche, prima fra tutte Creek Street. Naturalisticamente invece i luoghi più iconici a Ketchikan sono il Misty Fjords (che si visita con escursioni in barca) e il Santuario della Foresta Pluviale.
    Non avendo molto tempo in porto, noi siamo rimasti in città e abbiamo visitato tutto in autonomia, rimanendo affascinati da questa piccola e molto pittoresca cittadina.
    Per saperne di più su cosa fare e vedere a Ketchikan in un solo giorno rimando all’articolo dedicato!
  • Giorno 4: intorno alle sei di mattina abbiamo attraccato a Juneau, la capitale dell’Alaska. In questo porto siamo rimasti 12 ore; a mio avviso, davvero troppo. Avremmo preferito più tempo a Ketchikan e qualche ora in meno a Juneau, potendo scegliere.
    A Juneau abbiamo organizzato la giornata indipendentemente dalle proposte della Princess. La sera precedente abbiamo acquistato i biglietti + transfer per andare a visitare il Mendenhall Glacier (costo, 80€ a persona). Questo ghiacciaio si trova a circa 20 minuti di viaggio dalla città e occorrono circa tre ore per la visita. Per pranzo siamo tornati sulla nave e poi nuovamente scesi per visitare la città nel pomeriggio. Come prima cosa abbiamo percorso il Seawalk, la lunga passeggiata sulla baia, lungo la quale si ammirano numerose belle sculture che rievocano animali e leggende locali. Più tardi abbiamo semplicemente passeggiato nel centro, dove si trovano molti negozi che vendono artigianato locale e infine visitato il centro culturale Sealaska. Abbiamo evitato l’Alaska State Museum a causa del prezzo eccessivo di ingresso, 14$ (purtroppo vanno sempre fatte delle scelte).
    Le cose da fare a Juneau downtown non sono moltissime e la città non è particolarmente carina, ma se si decide di partecipare a escursioni nella natura, le possibilità sono molte: whale watching, voli panoramici, battute di pesca e andare in visita al Monte Roberts utilizzando il Goldbelt Tram (una funivia panoramica / ticket 55$). Anche mangiare una porzione di King Crab Legs dalla famigerata Tracy’s King Crab Shack, per ben 70$ a persona!
    Per saperne di più su cosa fare e vedere a Juneau in un solo giorno rimando però all’articolo dedicato!
  • Giorno 5: la terza sosta è stata la piccola città di Skagway. Le ore di attracco sono 13 e quindi c’è tutto il tempo di fare un’escursione lunga e visitare più tardi la città; basteranno circa due ore. Noi abbiamo fatto l’escursione più richiesta, ovvero la gita sul treno panoramico White Pass + Yukon Canadese. Si tratta di un di un’escursione in treno nella prima parte, per poi proseguire con il pullman nello Yukon canadese fino alla località di Fraser, poi Carcross e infine si torna a Skagway dalla Klondike Highway.
    È stata un’esperienza magnifica che ci ha portato attraverso paesaggi di una bellezza magnetica, tra i più belli che io abbia mai potuto vedere. L’intera giornata è stato un susseguirsi di meravigliose emozioni e sorprese, essendo anche il giorno nel quale, in maniera del tutto inaspettata, abbiamo avvistato tre orsi.
    L’esperienza cardine è proprio la gita in treno, per la quale si può scegliere il round-trip, oppure la soluzione ibrida di andata in treno e ritorno in pullman. Noi abbiamo scelto quella più lunga e completa possibile, pagando 325€ a testa.
    Venendo in auto dal Canada, questa è un’esperienza replicabile anche fai-da-te, quindi rimando l’articolo dedicato a Skagway su tutte le tappe e i dettagli per organizzarla!
  • Giorno 6: gli ultimi due giorni di crociera non siamo mai scesi a terra, ma questo non significa che non siano stati intensi e pieni di cose da fare, ma soprattutto da vedere! Il sesto giorno del Voyage of the Glaciers viene dedicato interamente al Glacier Bay National Park & Preserve. Sito unesco dal 1979, Glacier Bay è una baia formatasi soltanto 250 anni fa con la retrocessione di un gigantesco unico ghiacciaio. Con la nave si penetra nel profondo della baia, dedicando la giornata all’osservazione dei ghiacciai Margerie e Grand Pacific, tentando inoltre di avvistare fauna locale. Al mattino presto i ranger del parco salgono sulla nave e per tutta la giornata, fino al pomeriggio, forniscono spiegazioni, commentano agli altoparlanti i ghiacciai che vengono osservati e svolgono incontri di orientamento e formativi nel teatro della nave.
  • Giorno 7: è il momento di entrare nel noto Prince William Sound, un paradiso marino parte del Golfo dell’Alaska. La nave si spinge all’interno del magnifico College Fjord, dove convergono ben 5 differenti ghiacciai terminanti in mare e altrettanti di genere montano. Noi ne abbiamo visti chiaramente soltanto tre perché quel giorno perché c’era molta nebbia. Però, abbiamo avvistato due orsi che passeggiavano sulla spiaggia! Oltre a questi, in estate più inoltrata, nel fiordo si possono vedere spesso anche le foche e le aquile.
    Il meteo non ha aiutato ed è stato sicuramente il giorno più freddo di tutto il nostro viaggio, però College Fjord è un posto che non ha davvero niente da invidiare al Glacier Bay NP e vien da chiedersi perché non sia ancora stato nominato parco nazionale.
  • Giorno 8: la crociera si conclude attraccando al porto di Whittier al mattino molto presto. Fra le 7.00 e le 9.00 si scende dalla nave; la maggior parte dei passeggeri va ad Anchorage, per tornare a casa oppure prendere un’auto e proseguire il proprio viaggio, come noi. È possibile infatti già in fase di prenotazione della crociera decidere che tipo di transfer e destinazione raggiungere una volta sbarcati. In molti proseguivano per alcuni giorni verso il Denali National Park; noi ci siamo fatti portare ad Anchorage Downtown con l’intenzione di dedicare il pomeriggio alla visita della città prima di proseguire verso le terre selvagge del Nord.
I lati negativi della crociera

Ho chiesto anche a Carlo quali lati negativi avesse riscontrato nella crociera e ha risposto “quali lati negativi?”. Questo per precisare quanto qualsiasi punto di vista sia estremamente personale e soggettivo. Io continuo a essere poco favorevole a questa modalità di viaggio. E non mi si fraintenda, sono stata benissimo e una volta a bordo me la sono goduta approfittando di ogni comodità, in primis la possibilità di mangiare e bere qualsiasi cosa in qualsiasi momento e il non avere davvero alcun pensiero. Una nave da crociera è il luogo della cuccagna, il luogo della vacanza con la V maiuscola. Proprio questo aspetto cela dei risvolti negativi, come lo spreco di alcuni generi di risorse, come il cibo e l’acqua, che immagino siano inevitabili almeno in parte.
Ero preoccupata anche della questione rifiuti, ma devo dire di aver visto veramente pochissima spazzatura. Da alcune ricerche aggiornate al 2023, risulta infatti che la Princess abbia ridotto del 90% i rifiuti solidi, abolendo quasi totalmente la plastica monouso.

Il lato negativo poi del “non dover pensare a nulla” è che bisogna scegliere un itinerario già preconfezionato che, per chi è un maniaco del controllo e della pianificazione come me, non è il massimo. Questo porterà a rinunciare a molto di quello che si vorrebbe vedere. Il tempo in porto è limitato e, nel caso ad esempio di Ketchikan, mi sarebbe piaciuto poter rimanere un paio di giorni in più; invece ho dovuto accontentarmi di vedere quel che riuscivo in sole 7 ore. Sottostare ai piani che qualcun altro ha definito per me non mi è mai piaciuto particolarmente. Questo può essere anche il vero lato positivo per molti, probabilmente. Ad esempio, per Carlo, conta più andare in vacanza, nel senso del non fare nulla, riposarsi, mangiare e non stressarsi, piuttosto che vedere determinati posti. E che Dio lo perdoni per questo!

Il tema della sostenibilità di una nave da crociera che trasporta migliaia di passeggeri era però l’argomento che più mi perplimeva. È bene interrogarsi sui dati relativi alle emissioni e del suo impatto su un ecosistema, tanto straordinario e fragile, come quello dell’Alaska e quello di qualsiasi altro mare e oceano.
Per farmi un’idea ho provato a consultare i report di sostenibilità della Princess e varie notizie online. Viene precisato anche a bordo che ogni nave ha un proprio biologo responsabile ambientale, il cui compito è far rispettare a bordo parametri relativi alle emissioni, inquinamento dell’aria, delle acque e inquinamento acustico. Certo è che negli ultimi 15 anni la Princess ha ridotto enormemente le emissioni di CO2, puntando a obiettivi, anche sul breve termine, di ulteriore riduzione, conformandosi, e alle volte superando, i livelli degli standard internazionali. La domanda è, sarà abbastanza? Le navi più datate vengono teoricamente regolarmente aggiornate con grandissimi investimenti e le nuove navi nascono già adeguate con moderne tecnologie di massima ecosostenibilità.

Sicuramente però le navi da crociera non sono semplici mezzi di trasporto, bensì vere e proprie città galleggianti con complesse infrastrutture e bisogni, quindi rimangono certamente una modalità di viaggio ancora molto invasiva per l’ambiente. Se tutto questo non convince, è comunque sempre possibile fare crociere con tour operator e compagnie di navigazione più piccole, più attenti alle realtà locali e imbarcazioni da poche decine di passeggeri. Tra queste, che si occupa anche di navigazioni e spedizioni in Alaska, suggerisco Responsible Travel. Chiaramente, il rovescio della medaglia è il prezzo, spesso doppio rispetto a una crociera canonica.

In ultimo non posso che commentare la fauna umana che si trova a bordo. Non ho mai fatto una crociera italiana o europea; l’unica che ho avuto il piacere di sperimentare è questa in Alaska, dove la maggior parte dei passeggeri erano statunitensi, canadesi e australiani. Il cattivo gusto su una nave del genere regna sovrano; è l’apoteosi del kitsch e del trash: dalle opere d’arte esposte nella galleria d’arte, alle foto coi fondali finti di montagne e spiagge, dalla vendita dei gioielli alle fontane di champagne. Detto ciò, queste non sono realmente cose negative e sono aspetti facilmente evitabili se si vuole. Una volta che si è sulla nave, ci si ritaglia il proprio micro mondo e si ha tutta la libertà di decidere a quali eventi partecipare e quanto fare il crocerista doc. Onestamente noi abbiamo trovato il tutto molto divertente, permettendo alle volte agli eventi di farci trascinare, tanto da essere indubbiamente uno dei capitoli di viaggio più degni di nota della mia vita. Nonché l’unica volta in cui mi sono rilassata e riposata durante un viaggio. Certo, ce n’è davvero per tutti i gusti e persone, anche per i più scorbutici come me. Carlo era perfettamente nei suoi cenci invece! Infatti, per una luna di miele è sicuramente un tipo viaggio che consiglio!

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