L’Alaska detiene diversi record e alcuni di questi lo rendono uno stato non semplicissimo da visitare. Innanzitutto è il più giovane degli Stati Uniti d’America, letteralmente acquistato dalla Russia nel 1959; è anche il più vasto, coi suoi 1.530.700 chilometri quadrati, nonché quello meno densamente popolato. All’incirca occupa un quinto dell’intera superficie degli Stati Uniti! Quindi, la prima difficoltà che si incontra è proprio capire quali zone visitare, quanto livello di avventura applicare al proprio itinerario e, conseguentemente, come muoversi.

Con questo articolo cercherò di far luce su cosa visitare se ci si trova ad un primo viaggio in Alaska senza obbligatoriamente essere degli esploratori impavidi; perché questo paese ha molto da offrire, a chiunque.

Quando andare in Alaska e per quanto tempo

In Alaska non esistono le mezze stagioni. Indicativamente si ha un inverno molto lungo e rigido della durata di circa nove mesi e un’estate, più simile alla nostra primavera e, in base alle zone, al nostro inverno, che dura circa tre mesi. Tuttavia, non è propriamente sempre così perché le diverse zone presentano una variegata tipologia climatica. Si possono anche incontrare infatti zone molto temperate, caratterizzate da stagioni meno estreme (e sono difatti le più popolate) Per questo è bene fare delle precisazioni a riguardo.

L’Alaska si può dividere essenzialmente in quattro macro aree:
– quella sud-orientale e centro-meridionale, dove troviamo un clima temperato-pluviale. Questo significa che vi sono precipitazioni intense e costanti tutto l’anno, ma non si hanno mai inverni eccessivamente rigidi, né estati particolarmente calde, mantenendo una media annua tra i -10° e +10°.
– C’è poi il cosiddetto Interior, che occupa la parte più vasta dello Stato, incluso il Denali National Park e che invece subisce sbalzi termici e meteorologici molto più intensi, poiché non arriva l’influsso benefico dell’oceano. Complice anche la latitudine crescente, qui gli inverni sono molto rigidi, toccando anche temperature a -40° e oltre; al contrario, le estati sono abbastanza calde. Per esperienza posso dire che a Fairbanks, che si trova in pieno Interior, a inizio giugno c’erano 20 °C, ma in passato si sono registrate anche temperature intorno ai 30°. Qui il passaggio dall’inverno all’estate e viceversa è repentino.
– Vi è poi la zona occidentale, affacciata sullo stretto di Bearing, che non ho avuto modo di visitare perché estremamente remota. Qui il clima è molto rigido e piovoso.
– Infine, vi è la regione artica, o del far north, che vede tipiche temperature polari: estati con temperature intorno allo zero e inverni con temperature tra i – 30° / – 40°.

Per tutti questi luoghi la stagione ideale per un viaggio è indubbiamente l’estate, in un periodo che va da fine maggio a inizio settembre, potendosi anche protrarre fino a ottobre. Durante tutto questo periodo dell’anno la natura offre scenari meravigliosi, come splendide fioriture, oppure foliage spettacolari in l’autunno, e naturalmente, la possibilità di avvistare un’ampia gamma di fauna selvatica, che è invece più difficile da trovare durante l’inverno. D’estate inoltre non ci sono problemi di temperature troppo basse o improvvise precipitazioni catastrofiche, come le tempeste di neve, e le strade sono completamente libere e di facile percorribilità (questi rischi sussistono invece fino a metà maggio). Quindi, a differenza di un paese come la Finlandia, che invece in inverno offre moltissimo, l’Alaska è decisamente più estrema ed è quindi consigliabile, da turista inesperto, andare in estate, quando oltretutto si moltiplicano le possibilità di fare esperienze outdoor, escluso naturalmente lo sci e le slitte con i cani.

Una breve precisazione merita l’aurora boreale che non sarà chiaramente visibile nei mesi di maggio giugno e luglio, ma è già possibile avvistarla a partire da agosto, quando le ore notturne iniziano a farsi più lunghe. Infatti, nella gran parte dell’Alaska, durante l’estate vi è sempre luce e si sperimenta il fenomeno del sole di mezzanotte. Noi a Juneau abbiamo salutato la notte per non rivederla per oltre 10 giorni, poiché ci stavamo spostando verso Nord e verso il solstizio d’estate.

Deciso il periodo dell’anno, veniamo a quanto tempo meriterebbe realmente un viaggio in Alaska. Il nostro viaggio è durato circa tre settimane ed è risultato un tempo abbastanza esaustivo per farsi un’idea completa delle zone più facilmente accessibili, sia dal punto di vista paesaggistico che culturale. Volendosi spingere anche nelle regioni più remote, come quella artica, quella occidentale, oppure le isole di Kodiak e le Aleutine (a sud-ovest), così come nei parchi nazionali più remoti, occorrerebbero mesi. Accontentandosi dei dintorni di Anchorage, Denali National Park e penisola di Kenai, che considero gli irrinunciabili dell’Alaska, potrebbero bastare anche due settimane. Posso dire che con 3 settimane si rimane molto soddisfatti senza rinunciare a niente!
Il tempo è comunque un fattore soggettivo e il primo elemento da mettere in conto per un viaggio simile. Dopodiché, è fondamentale non lasciarsi prendere dalle smanie di voler vedere tutto e scegliere una o più zone, concordemente con il tempo che si ha. Il rischio altrimenti è di trascorrere l’intero viaggio tra uno spostamento e l’altro senza vedere molto.

Come arrivare e come spostarsi in Alaska

Dall’Italia non esistono chiaramente voli diretti per raggiungere l’Alaska e la rotta più veloce è quella attraverso il Canada, passando per città come Montréal e Vancouver, oppure attraverso gli Stati Uniti da numerose città, anche se la più comoda è Seattle, nello stato di Washington. Nel nostro caso abbiamo preso un volo da Roma a Montréal con Air Transat e poi da Montréal a Vancouver con WestJet, raggiungendo concretamente l’Alaska con la nave.
La compagnia aerea di linea dell’Alaska è invece Alaska airlines che connette Anchorage, unico vero aeroporto internazionale, con molte altre grandi città degli Stati Uniti e del Canada, come Honolulu, Chicago, San Francisco, ecc. Arrivando in aereo non si potrà che giungere ad Anchorage, che, attenzione, non è la capitale, ma soltanto la città più grande. La capitale è Juneau, il cui aeroporto effettua al 95% voli domestici, a esclusione di alcune connessioni con il Canada.

I trasporti all’interno del paese sono poi altra faccenda perché solamente un quinto dello stato è coperto da un sistema autostradale (gratuito). Per il resto ci si può muovere solo via mare oppure via cielo, proprio come in Groenlandia.

La regione sud orientale dell’Alaska, particolarmente gettonata, ad esempio non presenta infrastrutture, se non all’interno delle singole città e villaggi, quindi per spostarsi bisogna prendere traghetti, aerei, oppure navi da crociera.
1. La compagnia di traghetti di linea è l’Alaska Marine Highway System, con sede a Ketchikan. Il sistema copre 3.500 miglia di costa da Ketchikan alla catena aleutina. Questo sarebbe sicuramente un modo interessante e autentico per spostarsi, ma necessita di tempi lunghissimi, di un lavoro organizzativo notevole e un buon budget.
2. La compagnia aerea dell’Alaska, come anticipato, è Alaska airlines, che praticamente copre l’intero stato con una quantità gigantesca di voli che connettono le località più disperse, inclusi lodge e resort all’interno dei parchi nazionali e di aree naturalistiche protette. Effettivamente questa compagnia aerea è molto attiva ed efficiente, per quanto comunque abbastanza cara; noi l’abbiamo usata per raggiungere Honolulu (Hawaii) da Anchorage!
3. La terza e ultima modalità per visitare il sud-est dell’Alaska è quella che abbiamo scelto noi (eravamo pur sempre in luna di miele!) e che ogni turista generalmente preferisce. Parlo delle navi da crociera. Di fatto, le navi da crociera hanno quasi il monopolio sulla zona sud orientale e sono paradossalmente anche in modo più economico per visitare in tempi ragionevoli e in maniera esaustiva quest’area. Le principali compagnie di navigazione sono: Princess Cruises, Carnival, Holland e Viking. Ma sulla crociera rimando all’articolo dedicato.

Spostarsi via terra in auto è possibile lungo le poche autostrade e le old highways che connettono essenzialmente la zona di Seward con quella di Fairbanks e con il territorio dello Yukon canadese, facendo quindi di questo remoto stato un paese a mio avviso molto più connesso con il resto del mondo rispetto ad esempio alla Groenlandia, che vive invece un totale stato di isolamento. Per comodità inserisco qui sotto un’immagine del sistema autostradale dell’Alaska.

Come si può vedere, le strade coprono limitatamente il paese; tutto il resto si visita utilizzandogli aerei e affidandosi a tour e spedizioni organizzati. Certo è, che anche soltanto con un on the road si possono riempire settimane di destinazioni e luoghi meravigliosi! Per cui, consiglio assolutamente anche “soltanto” un viaggio in macchina “limitato” all’Alaska continentale. Suggerisco, rispetto a noi, di sostituire il sud-est con un giro circolare di andata lungo la Parks Highway e ritorno tramite la Richardson Highway.

Infine, un ulteriore modo estremamente pittoresco per visitare la zona tra Seward e Fairbanks è l’Alaska Railroad, ovvero il sistema ferroviario nazionale. Si parla di una ferrovia estremamente scenografica che copre 750 km e che parte due volte al giorno da entrambi i capolinea, effettuando un viaggio complessivo di circa 12 ore. Il treno fa sosta in una dozzina di località, tra le quali Whittier, Talkeetna e Denali.

Guidare il Alaska: noleggio auto e accorgimenti

Guidare in Alaska non richiede particolari abilità, se ci si limita alle principali autostrade, ma è necessario avere alcuni accorgimenti e non trascurare il fattore sicurezza. Durante il nostro road trip di 11 giorni abbiamo percorso la Parks Highway, la Glenn Highway, la Seward Highway e la Sterling Highway: tutte autostrade a doppia corsia, doppio senso di marcia, asfaltate e in buonissime condizioni. Tuttavia, guidando in Alaska ci si troverà inevitabilmente a percorrere distanze veramente imponenti, senza incontrare città e distributori di carburante anche per diverse decine di miglia. Quindi, come per tutti quei paesi scarsamente abitati, come ad esempio l’Islanda, buona norma è sempre mettersi in viaggio con il serbatoio pieno. Poi, dato che ci si troverà a guidare per diverse ore, è necessario un mezzo di qualità e resistente. Consiglio assolutamente il noleggio di una Jeep o comunque un 4×4 che permetta anche di fare deviazioni più panoramiche, come lungo la Denali Highway.

Le vie secondarie, come quella appena menzionata, sono spesso sterrate e chiuse in inverno. Oggi vi è un sistema autostradale abbastanza moderno e idoneo alla percorribilità da parte dei turisti, però esistono ancora le “vecchie autostrade” che conducono verso zone più isolate, dove spesso i cellulari non prendono, si incontrano pochissime persone e non vi sono distributori né servizi di alcun genere. Per tutti questi motivi è bene essere preparati sul da farsi in caso di situazioni di emergenza. A riguardo, il sito di controllo stradale, 511 Alaska Gov., è una buona fonte per rimanere sempre aggiornati sulla condizione delle strade ed eventuali aperture, chiusure e rallentamenti a causa dei lavori (e credetemi, si incontrano spesso!) e condizioni meteo. Il numero unico delle emergenze è invece il 911.
Non è il caso delle principali autostrade, come la Parks Highway, sulla quale non ho mai avuto problemi di linea e abbiamo sempre incontrato molto movimento.

Un consiglio prezioso quindi è di non prendere possibilmente vie isolate e che portano in contesti nei quali, qualora ci fosse bisogno di aiuto o si verificasse un’emergenza, sarebbe molto difficile chiamare, trovare e ricevere assistenza.
Inizialmente avrei voluto anche io avventurarmi lungo la mitica Dalton Highway, attratta come sono dal Far North. Questa strada conduce da Livengoog fino alle coste dell’Oceano Artico, a Prudhoe Bay, e occorrono circa dieci ore per percorrerla tutta. Tuttavia, mi sono resa conto che sarebbe stata un’esperienza abbastanza estrema (oltre che non averne il tempo) e il fattore di rischio sarebbe aumentato, portandomi a rinunciare. Lungo la Dalton Highway vengono anche organizzati numerosi tour guidati con partenza da Fairbanks (in giornata o più giorni) che, avendo modo, tempo e denaro, sono sicuramente consigliabili per avventurarsi su questa fantastica via verso e attraverso l’Artico dell’Alaska.

Per il noleggio auto durante questo viaggio ho sperimentato per la prima volta un sistema molto diffuso negli Stati Uniti: Turo. Si tratta di un sistema di noleggio tra privati, che funziona analogamente a Airbnb: i cittadini mettono a disposizione la propria auto, fornendo una modalità di pick-up fai da te. Devo dire che sono rimasta estremamente soddisfatta e che la consiglio assolutamente. Turo, oltre a essere leggermente più economico delle compagnie di noleggio internazionali, è molto più informale e meno macchinoso riguardo a documentazione, assicurazione e metodo di pagamento; non occorre infatti la carta di credito. La nostra esperienza è stata poi particolarmente positiva; il nostro proprietario è stato sempre molto gentile e affidabile e ci ha addirittura abbonato 1200 miglia in più che abbiamo percorso rispetto a quello che stabiliva il nostro contratto. Noi avevamo noleggiato una Jeep Liberty del 2010, decisamente vintage, ma che si è dimostrata una fedele compagna: qui il link diretto per noleggiare proprio la nostra stessa auto.

Documenti necessari per un viaggio in Alaska, telefono e pagamenti

DOCUMENTI
L’Alaska sottostà alle generali regole di ingresso negli Stati Uniti, quindi i documenti principali per accedere sono il passaporto e l’ESTA.
L’ESTA è il permesso di accesso al paese e deve essere richiesto online su questo sito. Si tratta in poche parole di una tassa che autorizza a entrare negli Stati Uniti per due anni dal momento dell’emissione del permesso. L’ESTA costa 21$ e si può fare anche pochi giorni prima della partenza. Noi lo abbiamo richiesto circa tre settimane prima.
Se poi si ha intenzione di guidare, sappiate che in Alaska non è obbligatorio avere la patente internazionale; tuttavia, per scrupolo e per avere una sicurezza in più, noi l’abbiamo fatta. La patente internazionale ha un costo di circa 40€ a persona, se fatta tramite la motorizzazione civile, e ha la validità di un anno.

TELEFONO E LINEA INTERNET
La frontiera odierna nell’utilizzo dei cellulari fuori dall’Unione Europea è ormai quella delle eSim, sim elettroniche da acquistare e ricaricare online, senza più bisogno di comprare sim locali una volta arrivati in aeroporto (come feci nel 2018 in Nuova Zelanda). Si tratta di pacchetti di giga estendibili e ricaricabili in qualsiasi momento che si installano sul cellulare una volta giunti a destinazione. Io ho usato la eSim di Airalo, sia per gli Stati Uniti che per il Canada. Per 20 giga con validità di 30 giorni ho pagato 42$ per gli Stati Uniti; mentre per il Canada avevo acquistato quella da 1 giga per sette giorni a 7$. Questa compagnia permette anche di effettuare hotspot e far connettere gli altri compagni di viaggio alla propria linea.
Personalmente non posso che consigliare questo sistema e la compagnia Airalo, avendo avuto una copertura ottimale praticamente nell’80% dei luoghi che abbiamo visitato.

PAGAMENTI, CARTE E BANCOMAT
Per quanto riguarda invece i pagamenti, nella maggior parte dei casi viene accettata la carta. Ciononostante, consiglio di ritirare un importo medio – basso in contanti per le eventuali emergenze. Ci è capitato in due o tre occasioni che il bancomat non funzionasse e si è rivelato utile avere sempre con noi poche centinaia di dollari in contanti. Per quattro settimane ci sono bastati 500$.
Infine, informazione da non dimenticare è che su qualsiasi genere di transazione, sia essa un acquisto o un prelievo in contanti all’ATM, si applica una maggiorazione tra il 2% e il 5% per motivi di cambio.

Quanto costa un viaggio in Alaska?

C’è solo una risposta a questa domanda ed è: un’infinità! Parliamo di cifre decisamente al di sopra di qualsiasi altra meta che io abbia mai visitato nella mia vita. Premetto che durante i 20 giorni in Alaska non ho mai viaggiato in maniera improvvisata, oppure particolarmente scomoda, tipo accampamenti wild, camerate da dieci persone o coachsurfing. Per ogni cosa i prezzi si aggirano intorno al 30%-60% in più rispetto all’Italia. Unica eccezione fa la benzina.

A conti fatti, il nostro viaggio in Alaska, con un livello di comodità medio (cioè cene fai da te e appartamenti su Airbnb con bagno spesso talvolta privato, talvolta in condivisione), è costato intorno ai 4500 € a settimana in due. Su questo importo incidono moltissimi fattori, primo fra tutti le escursioni e sicuramente, nel nostro caso, la crociera.
Anche però tagliando la crociera, risulta veramente difficile andare al risparmio per un viaggio in Alaska e ritengo totalmente inutile arrivare fino a qui se non si intendono fare esperienze outdoor ed escursioni guidate. A meno che non si sia estremamente esperti, avventurosi e abili ad affrontare i rischi e pericoli che un territorio come l’Alaska comporta, consiglio sempre e comunque di mettersi nelle mani di tour operator locali e guide per fare escursioni. È inevitabile non stanziare un budget alto per le escursioni (noi abbiamo speso circa 4000€ in due). In questo modo, si possono fare esperienze tanto avventurose quanto accessibili e sicure. Le opzioni spaziano dal kayak al trekking, dal bear viewing alle gite in barca, dall’equitazione al dog sledding, dall’arrampicata sul ghiaccio ai voli panoramici. Ovviamente, più escursioni si fanno, più il viaggio sarà completo e appagante.

Per ricapitolare, non posso dare delle cifre assolute poiché nel nostro budget abbiamo fatto rientrare anche il viaggio alle Hawaii, però di seguito metto alcuni parametri di riferimento.
– Il volo andata e ritorno dall’Italia ad Anchorage costa circa 1.000€.
Per mangiare occorrono 40€ a persona al giorno, includendo una predominanza di pasti fai-da-te e improvvisati. Per cenare in un pub servono circa 35€ a persona, mentre per ristoranti di buon livello anche 80€ a persona.
Per dormire non si scende sotto ai 55€ a persona a notte in media. A questa cifra si troveranno appartamenti semplici ma ben equipaggiati su Airbnb. Se poi si opta per lodge e alberghi, anche in zone remote e spettacolari, i prezzi quintuplicano. Ad esempio, una settimana presso il Lake Clark National Park, pernottando nel lodge del parco, all inclusive di pasti ed escursioni, ha un costo di circa 8.000€ a persona.
Un’escursione può variare dai 170€ fino a oltre 1.000€. Per fare un esempio, un volo panoramico (esperienza che va per la maggiore) costa almeno 600€, mentre l’osservazione guidata degli orsi grizzly costa tra i 650€ e i 1000€.
– Una nota positiva è che le autostrade sono completamente gratuite e la benzina costa qualcosa in meno rispetto all’Italia.
Il noleggio di un’auto per 10 giorni è di circa 800€ con Turo, mettendo in conto che è necessaria un’auto 4×4. Se si intende invece noleggiare un van, oppure un camper, siamo sui 2000/2500€, esclusi i pernottamenti in campeggio.
– Visitare musei e siti storici ha un costo medio di 20€ a ingresso a persona.
– Da non trascurare poi è la voce relativa alle mance, che sono quasi obbligatorie e che impongono a ogni spesa effettuata presso bar, ristoranti, chioschi, tour operator e così via, un surplus del 10% – 15% per il servizio.

Proprio per questi motivi, un viaggio in Alaska deve essere una cosa che si desidera profondamente e un progetto ben pianificato sul lungo termine, a meno che non si sia praticamente ricchi, allora ok. Noi non siamo ricchi e ce l’abbiamo fatta perché stavo risparmiando in maniera meticolosa e ben strutturata da alcuni anni e perché abbiamo potuto contare sui regali di nozze di amici e parenti.

Alaska: il mio itinerario di viaggio in breve

Come anticipato, l’Alaska è un territorio di inimmaginabile vastità, che impone di essere visitato per zone e con calma, senza sottovalutare le tempistiche degli spostamenti. Noi abbiamo trascorso 18 giorni in questo stato meraviglioso, i primi sette a bordo di una nave da crociera e altri 11 on the road percorrendo circa 1800 miglia.

ITINERARIO IN NAVE DI 7 GIORNI:
Esiste un’a vasta’ampia offerta di crociere in Alaska, potendo scegliere differenti itinerari e durate. Noi abbiamo scelto una crociera di sette giorni focalizzata sull’osservazione dei ghiacciai.

  • Da Vancouver (Canada, BC) a Ketchikan abbiamo navigato per un giorno e mezzo lungo la spettacolare costa dell’estremo sud dell’Alaska. Ketchikan è la prima vera città che si incontra entrando all’interno del paese, dove domina la sconfinata Tongass National Rainforest, la foresta pluviale boreale temperata.
  • La seconda tappa in Alaska è stata la sua capitale, Juneau, nota per i maestosi ghiacciai e le possibilità di approfondire sulla cultura dei nativi.
  • Queste ultime e altre località dell’Alaska sud-orientale si trovano nel cosiddetto Inside Passage, un passaggio protetto in acque tranquille, utilizzato da navi e imbarcazioni, che si insinua tra isolotti e insenature. Questo canale naturale offre viste spettacolari che è possibile ammirare unicamente dal mare. La peculiarità di una crociera in Alaska è che si naviga sempre lungo costa, potendo ammirare in qualsiasi momento panorami unici.
  • Skagway, un minuscolo e adorabile villaggio, che nel sud è anche l’unica porta d’accesso al “mondo fuori dall’Alaska”. Infatti, questa cittadina è la sola in tutto il sud-est ad avere una strada che arriva fino in Canada. Skagway è stata epicentro della gold rush (la febbre dell’oro) e da qui parte anche la White Pass Scenic Railway, lo storico treno dei cercatori d’oro che arriva fino a Whitehorse (capitale dello Yukon canadese), in uno dei viaggi in treno più belli e panoramici al mondo.
  • Glacier Bay National Park, tra i parchi nazionali più inaccessibili degli Stati Uniti. Si tratta di un santuario di biodiversità dovuta agli innumerevoli ghiacciai e alla storia geologica del parco. Questo luogo è tra i più magnifici che abbia mai visto nella mia vita e assolutamente imperdibile durante un viaggio in Alaska.
  • Ancora maestosi ghiacciai e foreste si ammirano nel College Fjord, non distante dal porto di Whittier, prima di concludere il viaggio via mare.

Itinerario in auto di 11 giorni:

  • Anchorage, la prima città dell’Alaska per dimensioni e abitanti, e che tutti ci chiediamo perché non sia la capitale. Sconsiglio di visitare questa città, se non per un paio di luoghi di interesse, ma a mio avviso trascurabili. Specialmente in carenza di tempo, è una destinazione da evitare per concentrarsi unicamente sui suoi dintorni. Del perché parlerò in un altro articolo.
  • Palmer e la Mat-Su Valley: una regione montuosa, fertile e affascinante. Questa valle molto soleggiata si trova a soltanto un’ora da Anchorage. Palmer è famosa per la coltivazione di ortaggi giganteschi. In questa regione poi, si possono fare anche molte esperienze uniche, come la visita al ghiacciaio Knik, all’allevamento di buoi muschiati Musk Ox Farm e guidare lungo una delle strade più belle, l’Hatcher Pass.
  • Il Denali National Park, sicuramente tra le star dei parchi nazionali degli Stati Uniti. Parliamo di un territorio sconfinato al quale si potrebbero dedicare settimane di totale immersione nella natura selvaggia. Il Denali è noto per essere dimora incontrastata dell’orso Grizzly. Ma attenzione, non è questa la zona di maggior concentrazione e dove svolgere escursioni mirate all’osservazione degli orsi!
  • Fairbanks, ma soprattutto i suoi dintorni. Fairbanks risulta molto più attraente in inverno. La maggior parte dei turisti vieni qui per l’aurora boreale, le escursioni con le renne e i cani da slitta, ma la città in sé è decisamente brutta. In estate risulta un pochino squallida, ma evitando il centro, non mancano le esperienze carine da fare come il gold panning e le sorgenti naturali termali di Chena. Fairbanks e poi anche un ottimo punto di accesso alla regione artica.
  • La penisola di Kenai è la parte che ho più amato dell’Alaska. Si tratta di una regione a sud, montuosa e ricca di foreste; sono moltissime le possibilità di fare sport acquatici e trekking. Noi abbiamo passato quattro giorni in questa zona trascorrendo tre notti a Seward e due a Homer.

Non è certo una passeggiata pianificare un viaggio come questo, che richiede l’impiego di enormi risorse, sia in termini di tempo che economici. Però, spero che i miei consigli e considerazioni potranno essere utili a qualcuno per realizzare questo sogno e a sentire questa magnifica terra un minimo più vicina.

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